E’ sempre il solito strano periodo che sogno gatti che parlano e nello specifico parlano con me.
Martini stanotte mi ha detto del suo problema alle zampe posteriori ma io mi sono svegliata prima che potessi portarlo dal veterinario per un controllo.
Tira un’aria strana, dentro e fuori di me.
Sto vivendo tutto come se fossi due metri sopra al mio corpo e controllo ed esamino ogni movimento della figura vestita di sport.
E non so se sono o non sono io.
La necessità rende spavaldi, il bisogno rende forti, la possibilità rende coraggiosi, l’occasione inebria.
Eppure, in tutto questo, una strana forma di insofferenza mi colpisce, come quando sei vicino alle ferie e sembrano non arrivare mai.
E c’è qualcosa che mi sfugge.
Niente delle cose che amo passa in secondo piano eppure so di dar loro meno spazio; non è per egoismo o menefreghismo ma per paura di quello che andrò ad affrontare.
Quando i pensieri si accumulano sei portato a concentrarti più su te e sulle tue cose che sugli altri ed è sbagliato, o forse no.
Forse – e più semplicemente – non si può star sempre dietro a tutto.
Quando il turbine di nuovi eventi si sarà stabilizzato allora potrò tornare a condividermi con tutti, riprendere la chitarra in mano, concludere le ultime due pagine di samba pa ti, tornare ad arrabbiarmi per certi cervelli tarati, scrivere, inventare le parole di una canzone composta di notte, parlare al telefono, cucinare.
Nel mio frattempo studio strade, semafori, rotatorie, scatto fotografie, e mi rilasso nei miei – sempre più rari - rari week end di pesca.