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DEL CAPOCANE

Il lavoro nelle piccole aziende del terzo millennio ovvero, e nello specifico, manuale di sopravvivenza della grafica pubblicitaria

(ogni riferimento a fatti, persone, cose o animali è puramente casuale)


capoca

di Lilla Lillina


Soltanto due cose sono infinite:
l’universo e la stupidità umana


AZIENDA TIPO: Azienda di piccole dimensioni generalmente a  conduzione familiare

GENEALOGIA D’UFFICIO

UFFICIO AMMINISTRATIVO TIPO

NICKNAME: IL GATTO NERO
ETA‘: Over 80
Individuo a cui, generalmente, è intestata l’azienda.
Solitamente è un personaggio anziano nei confronti del quale nulla può lo stato in caso di bacarotta fraudolenta.
FRASE TIPO: QUA, NISCIUNA SERV’ A NU CAZZ’!

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D’istinto

elettromagnetico9

Era come trovarsi nei pressi di un campo magnetico.
O appena sotto ad uno di quegli altri tralicci dell’elettricità.
Le sensazioni che venivano fuori tra l’appena sotto e l’appena sopra della superficie della mia pelle potevano essere paragonate a questo.
Soltanto che non facevano rumore.

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CATERP(L)ILLAR

CATERPLILLAR

Suppongo che se determinate persone sapessero nell’ordine

a) come me la spasso
b) come sto bene
c) come sono soddisfatta e felice del mio lavoro
d) delle mie foto
e) dei miei hobby
f) dei miei sport
g) della mia casa
h) della mia famiglia (d’origine e non)
i) delle mie amicizie

subirebbero un forte scossone; per non dire che  – di conseguenza -

a) inverdirebbero di rabbia
b) creperebbero d’invidia
c) morderebbero i loro gomiti
d) sputerebbero bile

Difatti Lilla lo vuole mettere in culo a tutte quelle persone che non meritano niente e quindi a tutte quelle persone alle quali ha dato tanto senza ottenere nemmeno un briciolo di rispetto.

A tutte quelle persone che l’hanno messo in culo a lei per questo tot di anni, se proprio la vogliamo dire tutta.
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sul bordo dell’estate

titanic

Decisamente sono imbarazzata.
Imbarazzata per non riuscire a portare a termine gli impegni, imbarazzata perchè ho come la vaga impressione di stare vivendo fuori da me stessa e io non so più chi sono, dove sto andando, cosa sto facendo.
E nel frattempo tremo, in questo assurdo strappo di irrealtà.
Non ho più voglia di Pubblicità.
Alienata e stremata senza più ritmo nè musica. Nauseata dai disegni. E da questa scrivania.
Ho sognato la mia mostra stanotte, dodici (più dodici) quadri in tela a disegni astratti e il mio studio che ora come ora non so se ci arriverò.
Ora come ora mi sembra solamente buffo anche soltanto credere che io possa alzarmi da questa sedia.
E deambulare.
Non ho più voglia di dire. Fare.
Deceduta sul bordo dell’estate e morta nei pressi di sabato, senza alcun verso di risorgere, per ora.
E sono il fantasma di me che neanche dall’oltre riesce a smettere di scrivere cazzate.
Vedete come di me resta solo un sogno in una pozzanghera di niente a cullarmi come carta di barchetta.

1

Ale dice che non ci dovrei mettere troppo cuore nelle cose che faccio al lavoro.
E non prendermela così tanto se il mio capo è un rozzo e un ignorante.
Come mia madre diceva stasera, cercando di convincermi di ciò che ho già deciso
Ed è vero.
Troppo cuore troppo. Su tutto. Con tutto.
Che a volte di cuore si fa bene a tenersene un po’ da parte, per le cose migliori. Quelle che verranno.

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come vela di barchetta

barca

Come vela di barchetta
solamente attendevo l’ultimo sole
che in tramonto e oltre l’orizzonte
ammainava testarda, conclusiva
e rilegava definitivamente
se stessa al vento.
Al mare.

Ed io mossa a disfare
- dimenticare -
le  ultime brutte cose.
spettinate, arruffate,
e infine – candidamente – offese.

in toni da grigioscuro

eagle
Il cielo tornava a variegare in toni da grigio scuro;
Sentivo la vita impazzirmi dentro, strattonarmi e strapazzarmi, bestemmiarmi addosso anche,
come un clown uscito di senno e perciò instabilmente deciso a non mollare la presa mentre io rovistavo dentro me stessa,
Mentre io cercavo febbrilmente di riordinare i pensieri, per dare risposte che non conoscevo, che non ero ancora pronta a pronunciare.
E pregavo un dio, un demonio, che so: qualcuno, di darmi la forza e soprattutto il coraggio per poter ricominciare a respirare come mi era stato insegnato al momento della nascita.
Non saprei dire come in realtà mi sentissi: mi lasciavo cullare sospesa in un lasso di tempo fluttuante e irreale giacchè troppo distante ed alieno dai miei tempi abituali e soltanto desideravo non avere cervello e non pensare, morire forse,

La storia di Luca

dream
27 marzo 2008
Il buongiorno mi arriva dritto negli occhi attraverso un raggio di sole inaspettato.
Ho dormito stanotte, ho sognato.
Ladri arrampicati su per il muro di un grattacielo, e di un piano alto l’appartamento di non so chi, dove io leggevo “La storia di Luca”.
Dopo, una pagina in bianco e nero riportava l’immagine di un ragazzo che non era Luca ma eri tu.
Tu, di nuovo.

Su per il tubo

pippo

Sono tutt’altro che un veterinario ma dal primo sguardo mi accorgo che Pippo, stanotte, ha avuto la sciolta.
Me ne accorgo perchè l’erba sul terreno della scorciatoia che conduce all’ufficio è disseminata di merde semiliquide e marroncine sicchè zigzago per salvaguardare l’onore delle mie scarpe di pelle bianca.
Ormai neanche ci faccio più caso e la merda del cane lì attorno resta ancora la cosa più pulita del posto.
Quando arrivo alla favela, passando per il laboratorio, mi accorgo al volo che B. è ubriaco, lo capisco da come canta: a squarciagola, e mette parolacce ogni tre parole. Bestemmie anche, grida contro la Vecchia, usa parole poco gentili nei miei confronti ma le articola in frasi generali: dice qualcosa tipo “le femmine so’ tutte troie” poi aggancia il discorso riferendosi direttamente alla moglie del capo “Extracomunitaria del cazzo” dice. Sempre urlando.
E aggiunge qualcosa rivolto alle galline sparse al pascolo attorno all’ingresso.
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Tira un’aria strana

LAGO

E’ sempre il solito strano periodo che sogno gatti che parlano e nello specifico parlano con me.
Martini stanotte mi ha detto del suo problema alle zampe posteriori ma io mi sono svegliata prima che potessi portarlo dal veterinario per un controllo.
Tira un’aria strana, dentro e fuori di me.
Sto vivendo tutto come se fossi due metri sopra al mio corpo e controllo ed esamino ogni movimento della figura vestita di sport.
E non so se sono o non sono io.
La necessità rende spavaldi, il bisogno rende forti, la possibilità rende coraggiosi, l’occasione inebria.
Eppure, in tutto questo, una strana forma di insofferenza mi colpisce, come quando sei vicino alle ferie e sembrano non arrivare mai.
E c’è qualcosa che mi sfugge.
Niente delle cose che amo passa in secondo piano eppure so di dar loro meno spazio; non è per egoismo o menefreghismo ma per paura di quello che andrò ad affrontare.
Quando i pensieri si accumulano sei portato a concentrarti più su te e sulle tue cose che sugli altri ed è sbagliato, o forse no.
Forse – e più semplicemente – non si può star sempre dietro a tutto.
Quando il turbine di nuovi eventi si sarà stabilizzato allora potrò tornare a condividermi con tutti, riprendere la chitarra in mano, concludere le ultime due pagine di samba pa ti, tornare ad arrabbiarmi per certi cervelli tarati, scrivere, inventare le parole di una canzone composta di notte, parlare al telefono, cucinare.
Nel mio frattempo studio strade, semafori, rotatorie, scatto fotografie, e mi rilasso nei miei – sempre più rari - rari week end di pesca.

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