L’estate entra dal vetro con un’alitata di cielo e con l’ odore del mare,
con lo stesso senso di libertà che osa avere l’ardito, il coraggioso, l’impavido, l’eroe.
La respiro col desiderio consapevole e chiaro di sentirmi io stessa stagione e sole, e uno sbuffo di colore azzurro schiantato contro l’assurdità di un immenso inspiegabile infinito.
Elenco nuovamente a me stessa le solite schiette domande per risposte che non variano di una virgola.
Immutate, le parole, si ripetono ad eco nella mia mente, nel mio cuore, nella mia anima appesantita dalle difficoltà che mi sono sempre saputa accuratamente cercare.
Non ho lacrime da versare ma sorrisi amari rivolti esclusivamente a me stessa per essere arrivata come sempre in ritardo; e per questo senso di impotenza mi perdonerai.
Gli odori della notte attraversano la mia finestra e se i tigli hanno smesso il loro aroma mi resta il profumo del quaderno su cui scrivo con una penna di legno chiaro.
-Io scrivo, tu hai il mare a consolazione
-Ho il mare ma non ho te, Amore.
-E se io fossi mare?
Tu saresti stelle sopra di me
e luna a rischiarare le mie increspature.
[...] - Ti amo da star male.
- Amami senza dolore e piuttosto con un sorriso, ovunque siamo, anche distanti una vita.
“[...]Ho pensato che tu con me non c’azzeccavi niente, che a me mi manca il cane e i rasta e dopo posso piazzarmi tranquillamente sulle scale del teatro[...]“
Le labbra sfiorano altre labbra e non riesco più a staccarle.
Che non è come dire baciare ma. assaporare. sentire. e in questo straziarsi. il cuore. l’anima.
Dopo perdersi e riprendersi
andare e venire
Se resti in silenzio, io.voglio.parlare.
Dirti che non smetterei
intanto che la tua lingua gira morbida sulla mia lingua.
edio-hobisogno-ditoccare.
Respirare di nuovo il tuo respiro.
E sentirmi ancora una volta tua
Appartenerti almeno in questo momento
strappato malamente alla notte
Vorrei morire sopra di te
-amore-
lasciarmi scivolare sulla tua pelle
e poi gridare
le tue mani su di me
sulla mia bocca le tue mani
le mie dita a rimarginare strappi antichi sul cuore.
le-tue
ad-accarezzare
le-mie
cicatrici.
E dopo sprofondare in dannazioni senza fine.
Io non ho mai sentito niente di più vero.
Succede quando i ricordi mi riempiono gli occhi, s’impadroniscono di me e tutto mi resta attaccato addosso: i pensieri stupidi, l’odore dei tigli, il fumo della mia sigaretta, il colore del cielo mente il sole se ne va a puttane dalla parte opposta del mondo.
Dopo comincio a mordicchiare, girare tra le labbra il tuo plettro, sentirlo come parte di te e associare ad un momento Just can’t let you go e le immagini di una notte qualunque, che qualunque non è, e che srotola il buio lungo una strada impastata d’asfalto e di sogni.
Se chiudo gli occhi ci vedo ancora.
Io e te. e niente altro davvero.
soltanto le stelle
e i bagliori d’infinito
a trapassare
la mia
la tua
anima.
E la tua voce bella a chiedermi di smettere mentre la mia lingua s’inghiotte le tue parole e il presente va a morire dentro i tuoi occhi per non esistere più.
Dopo sentirti parlare ancora, raccontare di-me-di-te,
Non l’ascoltavo da anni e quando stamattina l’ho sentita mi è venuta la pelle d’oca.
Te la giro, ti giro anche il testo e la traduzione, per favore leggila. Non sapevo di cosa parlasse, l’ho scoperto adesso e forse è per questo che mentre l’ascoltavo mi è venuto da piangere e da ridere insieme.